Stili di attaccamento e strategie adattive nel bambino in affido

Sulla base degli esperimenti condotti negli anni’70 dalla psicologa canadese Mary Ainsworth, allieva di Johh Bowlby, padre della teoria dell’attaccamento, è stato possibile individuare dei modelli di attaccamento che rappresentano le strategie di base per mantenere la relazione con la figura di attaccamento da parte del bambino. Queste classificazioni si basano sullo studio di comportamenti di alcuni bambini tra i 12 e i 20 mesi di età, osservati nel corso di una situazione sperimentale precisa nota con il nome di “Strange Situation”. In questa procedura il bambino con la madre viene introdotto in una stanza piena di giocattoli osservandone l’interazione. In diversi momenti il bambino viene lasciato solo nella stanza, oppure in compagnia di un estraneo, monitorandone la reazione, per poi farlo ricongiungere con la madre e osservarne il comportamento al momento della riunione tra i due. A seconda del tipo di modello di attaccamento è possibile osservare reazioni molto diverse da parte del bambino alle diverse fasi dell’esperimento.  I modelli di attaccamento  L’attaccamento può essere così suddiviso in SICURO oppure INSICURO, nel caso di attaccamento di tipo INSICURO questo può essere EVITANTE o AMBIVALENTE. Esiste anche un tipo di attaccamento che prende il nome di DISORGANIZZATO che è stato identificato solamente più tardi nel 1991 da Main. Questo quarto pattern è caratterizzato da una notevole disorganizzazione del comportamento di attaccamento. Questa tipologia è frequente tra i bambini abusati, che hanno subito traumi, o figli di genitori con gravi disturbi di natura depressiva. Howe (2001) ha descritto almeno tre differenti storie preadottive che possono essere assimilate alle esperienze dei bambini in affido a) good start/late-placed: si tratta di bambini che durante i loro primi due anni di vita hanno avuto delle relazioni positive con i loro caregiver, che solo successivamente sono peggiorate portando il bambino a sperimentare vissuti di negligenza, abuso e maltrattamento. Queste esperienze possono influire sulla formazione di uno stile di attaccamento parzialmente sicuro con la presenza di aspetti ansiosi legati al timore di perdere il caregiver. Durante l’esperienza di affido, proprio il timore di perdere la nuova figura di riferimento, può spingere il bambino a sviluppare sentimenti di dipendenza eccessiva verso il genitore; b) poor start/late-placed: si tratta di bambini che fin dalla nascita hanno sperimentato relazioni qualitativamente scarse con assenza di cure e affetto; spesso hanno sperimentato abusi (anche sessuali), abbandono e trascuratezza. Tali esperienze li spingono a sviluppare una attaccamento insicuro sui tre versanti resistente, evitante e disorganizzato. c) institutional care: in questo caso ci troviamo di fronte a bambini che sono stati istituzionalizzati fin da piccolissimi e che non hanno mai avuto esperienze di relazioni affettive con un caregiver significativo. Come i poor start/late-placed possono sviluppare o assenza di legame verso i “nuovi” genitori o viceversa un bisogno incondizionato di affetto e cura. Proprio l’istituzionalizzazione sembra essere una delle esperienze più traumatiche e sfavorevoli che i bambini possono aver vissuto e sarà tanto più grave quanto più precocemente avviene. L’istituzionalizzazione potrebbe infatti causare il Disturbo Reattivo dell’Attaccamento che può creare o ritardo nello sviluppo cognitivo o gravi disordini relazionali (Balbernie, 2010).
 
 Le Strategie adattive dei bambini in affido Bambini evitanti(difesi): Come strategia di base tendono a non chiedere aiuto al genitore affidatario in caso di pericolo, aiuto o bisogno. Hanno imparato che comportarsi come nulla fosse sia la strategia migliore di sopravvivenza e mantenimento dei buoni rapporti con il caregiver, pertanto tenderanno a replicarla con il genitore affidatario. Il vissuto sperimentato dal genitore è di rifiuto e non accettazione da parte del bambino, con conseguente pericolo che il genitore disattivi gradualmente le proprie cure ignorando il bambino.
 
Bambini ambivalenti (dipendenti): Come strategia hanno la tendenza ad amplificare i propri vissuti come rabbia, paura e angoscia, comportandosi come se ogni piccola disattenzione fosse irreparabile. Il genitore affidatario dal canto suo si sente esasperato, esausto e spesso inadeguato a fronteggiare le manifestazioni comportamentali del bambino.
 
Bambini disorganizzati: La strategia più frequente è quella di cercare di ad avere il controllo sul genitore affidatario attraverso rabbia, prepotenza aggressività e seduttività. Il genitore affidatario sovente si sente arrabbiato, ma anche indifeso e preoccupato da alcuni atteggiamenti del bambino tanto da pensare di voler seriamente abbandonare il ruolo genitoriale.
 
Entrare in una nuova famiglia per molti di questi bambini può voler significare tradire i legami genitoriali biologici, esonerando i genitori biologici dalle loro responsabilità e assumendosi la colpa di come sono stati trattati.
 
Dr.ssa Luana Maria Jaselli (psicologa-psicoterapeuta)
 
 
Bibliografia Bowlby J., (1969), Attaccamento e perdita, 1: L’attaccamento alla madre. Trad. it. Torino: Bollati Boringhieri, 1972.
Bowlby J., (1973), Attaccamento e perdita, 2: La separazione dalla madre. Trad. it. Torino: Bollati Boringhieri, 1975, 259-260.
Howe D., (2001), Age at placement adoption experience and adult adopt people’s contact with their adoptive and birth mothers: an attachment prospective. Attachment & Human Development, 3(2), 222-237
Salomon J., George C., (1999), Il ruolo della disorganizzazione nella teoria dell’attaccamento. In J. Salomon, C. George (a cura di), L’attaccamento disorganizzato. Gli effetti dei traumi e delle separazioni. Trad. it. Bologna: Il Mulino, 2007.
 
 


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